

In Herzens Mitte
als einzige Bitte
verhallende Schritte
von der Katze ein Stuck:
Ihr Ohr loffelt Schall
ihr Fuss nimmt Lauf
ihr Blick
brennt Dunn und Dick
vor ihrem Antlitz kein Zuruck
schon wie die Blume
doch voller Waffen
und hat im Grunde nichts mit uns zu schaffen….
Un sospiro… Lascia scivolare dentro di sé un sorso d’aria buona, perchè richiamata da un’emozione.
Lei, bambolina di cristallo, tanto fragile da poter essere infranta, forse anche solo con uno sguardo storto o troppo insistente.
" Credevo desser l’unica a pensare certe cose. Invece mi rendo conto che non è così. Chissà quanto altro ancora c’è da scoprire…" Mi dissi. Lo ricordo con una chiarezza disarmante. Ero in compagnia del mio camino spento e dei miei pallidi arti. Reggevano a stento pagine di libro, per me, finestre su mondi lontani che mai avrei potuto vedere con i miei occhi.
Ricordo quanto mi avesse colpito quella poesia. Quanto mi fosse cara, colei che aveva voluto farmela conoscere.
L’amavo molto. Amavo la sua grazia, definita in rigidi corpetti che riusciva a portare come fossero linee d’acqua, che, morbidamente, le ricadevano addosso. Ricordo quanto invidiassi quella sua perfezione di donna, quella sua distinzione di futura madre, di giovane donna, di eterna bambina, che non mi era mai appartenuta.
Le età della donna. In lei erano un gioco di luci e ombre. In lei erano archetipo dolcemente accennato, ma presente in tutta la sua unicità.
La amavo. Perchè era bella. Perchè quella sua bellezza non mi apparteneva né mai l’avrebbe fatto. Ed io, altro non volevo che poterla contemplare. Poterne gioire e godere fino a che Iddio me lo avrebbe concesso.
Riaffiorano nella mente, come pezzi di ghiaccio che emergono in superficie su un mare silenzioso, immagini di gesti, di parole, di profumi. Di quella bionda principessa di fiaba, che tanto mi ispirava.
Non osai mai alzare gli occhi sui suoi troppo a lungo. Temevo che quella sua luce così misteriosamente oscura, quella sua rassegnata accettazione, non nascondesse altro che la ferocia inumana di una bestia, eternamente accucciata in fondo a quegli occhi tanto dolci. Se avessi mai condiviso quel mio pensiero, certo si sarebbe detto di me che ero una folle. "Ma cosa dici, ma chere…Madame Isabel è un esempio per tutte noi. Un esempio di moralità ed eleganza. Parli per invidia, ma cherie, o questi, altro non sono che barlumi del tuo male."
Eppure… Mi bastava guardarla negli occhi, per sentirmi scuotere nel profondo. Come se in quei gesti misurati, posati, calcolati per raggiungere una perfezione definitiva e cristallizzata, altro non vi fosse che la forza di una Fiera dagli occhi di ghiaccio, selvaggia e indomabile.
E chissà che quel mio pensiero non l’avesse già raggiunta, portato dal tempo che passava con me, a cullarmi con la sua rinfrancante bellezza, mia sola consolazione."
Dal Diario di Elisabeth Harden
Amica lontana