Ci sono sere dove le emozioni sono come acqua per assetati ..
. Ci sono sere che non c'e' bisogno di parole
perchè certi silenzi se li ascolti ti parlano d' amore ...
Ci sono sere che quando nel buoi ti arrivano
certi pensieri sono una carezza al cuore ...
Ci sono sere che valgono un amore ... Ci sono sere
che le distanze i problemi i dolori ti scivolano addosso
perchè senti il suo abbraccio le tue gambe
incrociate alle sue ... Ci sono sere che tieni
stretto un cellulare con la speranza vana che si illumini ...
Ci sono sere che ti addormenti con un pensiero che ti
accompagnerà nel viaggio del tuo sogno
per ritrovarlo al mattino insieme al tuo sorriso ...
Ci sono sere che rimarranno nostre per sempre!!!!
E' facile sai far vivere un sogno
basta chiudere gli occhi
e lasciarsi accarezzare
dalla melodia di mille emozioni...
come un caldo soffio di vento
che ti avvolge con delicatezza...
Anche se sei delusa continua a sognare
non privarti di questo...
Ama la vita.
vai avanti anche se è difficile,
ma sogna sempre!
Quando alzi gli occhi al cielo,ricordati
di essere fiera di quello sguardo
che può vedere quello
che non sanno neppure immaginare!
martedì 29 giugno 2010
poi.......gioia
ADDIO PIETRO!!!!!
Ciò che noi chiamiamo vita è semplicemente l'alternarsi della vita e della morte. Quando ci svegliamo al mattino, sul piano fisico nasciamo, ma moriamo sul piano astrale; la sera, quando ci addormentiamo, moriamo sul piano fisico, ma nasciamo sul piano astrale. Allo stesso modo, quando un essere umano viene sulla terra, nasce qui, ma muore nell'altro mondo; qui è accolto con esclamazioni di gioia e musica, ma dall'altra parte si segue il suo funerale. Al contrario, quando un uomo muore qui, lo si accompagna con marce funebri, pianti e ci si veste a lutto, mentre dall'altra parte è accolto con gioia, perché quelli che lo ricevono dicono: "Finalmente ritorna!". È chiaro che se qualcuno si è comportato sulla terra da malfattore non riceverà dall'altra parte un'accoglienza calorosa, come d'altronde anche qui succede che alcuni bambini non siano accolti con tanta gioia dai loro genitori. Ma si tratta di casi particolari. La legge rimane immutabile: quello che in una regione è vita in un'altra è morte. Quello che sparisce qui, appare altrove e viceversa
Forse.....gioia

SE esprimi un desiderio
forse si avvererà.
Se si avvera il tuo desiderio
forse potrai soffrire.
Se si soffre per amore
forse non è abbastanza.
Se si ama per la vita
forse sarai ricambiata.
Se la vita ti emoziona ogni giorno
forse l'avrai vissuta.
Se l'emozione ti scalda il cuore
forse hai trovato un posto felice.
Se il tuo posto felice è un posto sicuro
allora attracca,...............forse.............
Un Volo D'Amore_Stadio*****
" Ero io. Ero nebbia, opaca, incorporea, fluttuante sui tasti d'avorio di quello strumento. Si, strumento perchè mezzo di espressione, di ogni piega incandescente che la mia anima prendeva.
Le mie mani, volavano come farfalle, così fragili ed esili, battendo a ritmo su quelle parole difficili da capire, per molti...Parole, senza lettere, cariche di tutti i significati conosciuti. Senza confini, parole senza barriere, perchè slegate ,dal linguaggio.
Ed io. Io avevo avuto il dono di saperle usare. Io, sapevo farle scivolare via, pulite e intatte, da me. Senza macchia, senza corruzioni, nascevano da quegli arti che erano i miei, che conoscevo come tali, specchio di una malattia che mi avrebbe uccisa. Erano rami secchi e pallidi, di un albero troppo giovane, cui l'inverno aveva strappato via la vita ed il calore.
Mi nutrivo delle emozioni che la mia musica evocava. Il mio sangue, erano quelle note. I miei respiri, scanditi dalle pause tra una battuta e l'altra.
Ero io. Ero fragile. Ero condannata. Ma non era più tempo di paura, per me. Non temevo più l'inevitabile. Ero immersa in una quiete rassegnata, fredda, tagliata via. E quella musica...sapeva consolarmi anche laddove non ce n'era più bisogno.
Alcuni l'avrebbero chiamata "follia", ribattezzando con quel meschino nome, i miei sentimenti, i miei coscienti vaneggiamenti. E sebbene non facessi alcunchè per impedire loro di credere ciò che volevano, dentro quel cuore che ancora indugiava in lenti battiti, sentivo una pena, un rammarico.Sentivo un rimorso. Mi prendeva la gola, me la chiudeva in un nodo che poteva sciogliersi solo in lacrime.
Avrei voluto essere più banale, di quanto in effetti non fossi. Avrei voluto essere come le persone che osservavo. Come le protagoniste di certi libri che avevo letto, negli interminabili pomeriggi che passavo in compagnia di un fuoco spento, mentre il gelo mi entrava nelle ossa rendendole rigide, quasi di ghiaccio...ed a volte, temevo che solo alzandomi in piedi, le avrei mandate in frantumi, insieme alla mia scarsa capacità di movimento.
Avrei voluto chiamare le cose con nomi comuni, senza mai lettere maiuscole all'inizio. Avrei voluto accontentarmi di conoscere anche le ridicolaggini, in grado di riempire tante vite...non la mia. Se solo la mia mente me l'avesse concesso...
A volte, tra una sonata e l'altra, permettevo ad un silenzio un po' opprimente, di fluttuare pesantemente, sul mio corpo, giù, fino al mio cuore. Quelle volte, mi affacciavo alla finestra e guardavo fuori. Guardavo il mondo, continuare a muoversi tutto intorno a me...così meravigliosamente frenetico e...vivo.
Allora, mi sentivo morire davvero. Avvertivo quella schiacciante diversità, che mi allontanava da ogni cosa vivente. Il mio cuore, batteva. Eppure, chi avrebbe potuto mai dire, che fossi ancora in vita? No. Mi aveva abbandonato molto tempo prima. Ed io, altro non facevo che ammirarla con i miei occhi vuoti e spenti, fino a che, finalmente, non sarei stata libera anch'io. Libera di tornare a sentire. Libera dalla neve, dal gelo, dall'immobilità in cui ero stata rinchiusa...troppo giovane.
Ero io. Ero bianca. Ero in attesa, di ricominciare a vivere."
Dal diario di Elisabeth Harden
Memorie
Le mie mani, volavano come farfalle, così fragili ed esili, battendo a ritmo su quelle parole difficili da capire, per molti...Parole, senza lettere, cariche di tutti i significati conosciuti. Senza confini, parole senza barriere, perchè slegate ,dal linguaggio.
Ed io. Io avevo avuto il dono di saperle usare. Io, sapevo farle scivolare via, pulite e intatte, da me. Senza macchia, senza corruzioni, nascevano da quegli arti che erano i miei, che conoscevo come tali, specchio di una malattia che mi avrebbe uccisa. Erano rami secchi e pallidi, di un albero troppo giovane, cui l'inverno aveva strappato via la vita ed il calore.
Mi nutrivo delle emozioni che la mia musica evocava. Il mio sangue, erano quelle note. I miei respiri, scanditi dalle pause tra una battuta e l'altra.
Ero io. Ero fragile. Ero condannata. Ma non era più tempo di paura, per me. Non temevo più l'inevitabile. Ero immersa in una quiete rassegnata, fredda, tagliata via. E quella musica...sapeva consolarmi anche laddove non ce n'era più bisogno.
Alcuni l'avrebbero chiamata "follia", ribattezzando con quel meschino nome, i miei sentimenti, i miei coscienti vaneggiamenti. E sebbene non facessi alcunchè per impedire loro di credere ciò che volevano, dentro quel cuore che ancora indugiava in lenti battiti, sentivo una pena, un rammarico.Sentivo un rimorso. Mi prendeva la gola, me la chiudeva in un nodo che poteva sciogliersi solo in lacrime.
Avrei voluto essere più banale, di quanto in effetti non fossi. Avrei voluto essere come le persone che osservavo. Come le protagoniste di certi libri che avevo letto, negli interminabili pomeriggi che passavo in compagnia di un fuoco spento, mentre il gelo mi entrava nelle ossa rendendole rigide, quasi di ghiaccio...ed a volte, temevo che solo alzandomi in piedi, le avrei mandate in frantumi, insieme alla mia scarsa capacità di movimento.
Avrei voluto chiamare le cose con nomi comuni, senza mai lettere maiuscole all'inizio. Avrei voluto accontentarmi di conoscere anche le ridicolaggini, in grado di riempire tante vite...non la mia. Se solo la mia mente me l'avesse concesso...
A volte, tra una sonata e l'altra, permettevo ad un silenzio un po' opprimente, di fluttuare pesantemente, sul mio corpo, giù, fino al mio cuore. Quelle volte, mi affacciavo alla finestra e guardavo fuori. Guardavo il mondo, continuare a muoversi tutto intorno a me...così meravigliosamente frenetico e...vivo.
Allora, mi sentivo morire davvero. Avvertivo quella schiacciante diversità, che mi allontanava da ogni cosa vivente. Il mio cuore, batteva. Eppure, chi avrebbe potuto mai dire, che fossi ancora in vita? No. Mi aveva abbandonato molto tempo prima. Ed io, altro non facevo che ammirarla con i miei occhi vuoti e spenti, fino a che, finalmente, non sarei stata libera anch'io. Libera di tornare a sentire. Libera dalla neve, dal gelo, dall'immobilità in cui ero stata rinchiusa...troppo giovane.
Ero io. Ero bianca. Ero in attesa, di ricominciare a vivere."
Dal diario di Elisabeth Harden
Memorie
Claudio Baglioni-Niente Più
Con l'anima sfogliata, come un libro in cui si cercano figure che non ci sono. "Sia la tua mente a crearle, sulla base di parole scritte in caratteri delicati e sottili."
E via.Il libro è gettato nel fondo di un cassetto polveroso, che non si apre da tempo e tempo....che non si apre mai.
No. Non ero qui per prendere schiaffi. Eppure così ho scelto tante e tante volte. E non nascondo la mancanza che continuo a sentire, di ciò che ognuno pare avere già.
Am i so insignificant....?
E mi ritrovo a chiedere perdono al vento, perchè non saprei come spiegare altrimenti.
Tempo che passa, impietoso e clemente ad un tempo, mi riempie di vuoti che colmano il buio. Resisto. Sopravvivo.
Ed ogni notte escono lacrime, dai miei occhi ormai opachi e slavati. Lacrime che non hanno un senso...direbbero.
Solo...pace.Quanto ancora...?
E via.Il libro è gettato nel fondo di un cassetto polveroso, che non si apre da tempo e tempo....che non si apre mai.
No. Non ero qui per prendere schiaffi. Eppure così ho scelto tante e tante volte. E non nascondo la mancanza che continuo a sentire, di ciò che ognuno pare avere già.
Am i so insignificant....?
E mi ritrovo a chiedere perdono al vento, perchè non saprei come spiegare altrimenti.
Tempo che passa, impietoso e clemente ad un tempo, mi riempie di vuoti che colmano il buio. Resisto. Sopravvivo.
Ed ogni notte escono lacrime, dai miei occhi ormai opachi e slavati. Lacrime che non hanno un senso...direbbero.
Solo...pace.Quanto ancora...?
Andrea Guerra-Il Tuffo
Adesso che senti le urla rimbombarti nella testa...adesso piangi?
Adesso è troppo tardi.
Hai seminato il tuo vento. Lo hai usato per fare cose che non avresti mai dovuto fare. Ora la tempesta ti ripaga.
Ti sei sentita in colpa per il male causato, ma non avevi davvero compreso.
Era necessario che provassi sulla tua pelle,
ciò che tanto a lungo avevi generato in chi ti vedeva con occhi diversi.
Hai inseguito una Chimera, ti sei persa nel tenativo di raggiungerla e stringerla a te...dimenticandoti di tutto il resto.
E se cosi di tristi voci, ora, accompagnano ogni tuo passo od ogni sguardo che riesci a dedicare a qualcosa di vivo,
ricorderai sempre: è una colpa.E' solo tua.
Non hai voluto ascoltare chi ti diceva di fermarti. Ora, tutto ciò che ti si dice, ti causa dolore e disprezzo. Non sono loro che odi...No.Ormai l'hai capito.
E' inutile che ci provi. Non ne sei capace. E per quanto faccia più male di quanto ti aspettassi, per quanto tenti di dissimularlo dietro la vana ricerca di bellezza e perfezione, la verità è sempre lì, ricamata nelle cornee dei tuoi occhi.
Adesso è troppo tardi.
Hai seminato il tuo vento. Lo hai usato per fare cose che non avresti mai dovuto fare. Ora la tempesta ti ripaga.
Ti sei sentita in colpa per il male causato, ma non avevi davvero compreso.
Era necessario che provassi sulla tua pelle,
ciò che tanto a lungo avevi generato in chi ti vedeva con occhi diversi.
Hai inseguito una Chimera, ti sei persa nel tenativo di raggiungerla e stringerla a te...dimenticandoti di tutto il resto.
E se cosi di tristi voci, ora, accompagnano ogni tuo passo od ogni sguardo che riesci a dedicare a qualcosa di vivo,
ricorderai sempre: è una colpa.E' solo tua.
Non hai voluto ascoltare chi ti diceva di fermarti. Ora, tutto ciò che ti si dice, ti causa dolore e disprezzo. Non sono loro che odi...No.Ormai l'hai capito.
E' inutile che ci provi. Non ne sei capace. E per quanto faccia più male di quanto ti aspettassi, per quanto tenti di dissimularlo dietro la vana ricerca di bellezza e perfezione, la verità è sempre lì, ricamata nelle cornee dei tuoi occhi.
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