
Di solitudine io imbratto i muri.
E come vernice gli errori sbattuti.
Contro.
Scarico i ricordi dentro il tempo.
A fondo.
Poi raccolgo ogni goccia.
Veleno sublime.
Anche se ormai la mente
ha cassato ogni possibilità.
Scrivo senza sangue.
L'ho dimenticato in un campo.
Scorse ed annacquò mille primavere.
Non ne ho più ormai.
E sbavo ogni pensiero.
Deformandone i contorni.
Sbavo e confondo.
Fino a trasformare certezze
in approssimazione.
Come se ogni pensiero stesse morendo di sete.
Io non rileggo mai quello che scrivo.
E' così che gli occhi possono dimenticare.
La pelle scivola sotto il tempo.
Schiava devota e serva.
Lo raccoglie.
E di illusione io mi nutro.
Mordo illusione.
L'inchiostro dei miei giorni.
Nella più crudeli delle bulimie
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senza tempo...........
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