


Il quinto giorno di Maggio. Fu così, che Primavera alzò gli occhi al cielo sereno dell'imbrunire. Silente, rimase a lungo a guardare le stelle svegliarsi, una dopo l'altra. Non c'era espressione alcuna, negli occhi di Lei. Solo quell'alone di stupore che ci si aspetta di vedere negli occhi di un bambino che vede il primo essere umano in vita sua. Il mento leggermente rivolto verso l'alto, lascia scoperta la linea di luna, sottile e leggiadra. Magia... risuonando tra i respiri del vento, la prende con delicatezza e la conduce a piccoli passi. Scenario terreno, si apre agli occhi di chi guarda: un boschetto di noccioli, betulle, forse una o due quercie vecchie come il tempo stesso. Al centro, nella silenziosa radura, si apre lo specchio d'acqua chiamato Animae. Come note suonate sulle corde di un pianoforte, passo dopo passo, nota dopo nota, Primavera si avvicina, e si fa riflesso Animae. In ginocchio sulle fluenti vesti bianche o celesti, respira sull'acqua increspandola appena con la propria vita. L'eterno si perde nell'attimo di vita di lei. Schiude le labbra rosee. Gonfia il petto seminudo ancora una volta...lentamente... e si immobilizza nell'attimo di massima tensione. Come alito esce da lei, così l'immagine s'infrange in milioni di frammenti. Onde. E sorride, la giovane vergine. Sorride del suo corpo, della sua giovinezza instancabile, della quiete conquistata nella coscienza, non nell'Oblio. Fu così che Primavera s'addormentò sulla riva del suo piccolo lago, in attesa che i tempi fossero nuovamente maturi per il suo ritorno. Ascolta... Lei è sempre lì, nascosta dietro le sue linee... E' lì dove la cerchi. Alza gli occhi...
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senza tempo...........
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